Viaggio nel terroir del Greco di Tufo

by • 14 luglio 2009 • Itinerari, VinoComments (1)2948

Cru e amore nei grandi vini di “Benito Ferrara”

tufoMario Soldati diceva che il vino, soprattutto in Italia, è la poesia della terra.
Poesia della terra e della famiglia per Gabriella Ferrara, che, con l’azienda ereditata da suo padre Benito, porta avanti un impegno che va molto al di là del lavoro e del guadagno. Qui parliamo di passione carnale, quella in cui il vino si confonde con il sangue.

Siamo in Irpinia, a Tufo, antico borgo che fino a pochi decenni fa viveva di zolfo. Le miniere hanno chiuso i battenti negli anni ’60 e gli abitanti si sono accorti ben presto che l’oro del paese non era lo zolfo ma il vino.
Il greco, un vitigno diffuso in tutta Italia, era stato portato nel ‘600 dalla famiglia Di Marzo, proveniente dal napoletano. La storia comincia qui: la terra sulfurea di origine vulcanica, infatti, conferisce a quest’uva e al vino profumi e caratteristiche del tutto peculiari. Mai come nel caso del Greco di Tufo si può parlare di terroir.
In Irpinia ci sono molti bravi produttori di Greco, ma per conoscere l’anima di questo straordinario e difficile vitigno bisogna venire qui e visitare le cantine di Tufo e dintorni.

L’azienda “Benito Ferrara” ha origini antiche: fondata nel 1880 (la prima vendemmia etichettata è del 1991 perchè prima le uve si mandavano al nord), è ormai arrivata alla quarta generazione.
Nel 1993, dopo la morte di suo padre, osteggiata dai parenti, Gabriella si è rimboccata le maniche. Lei che di vino sapeva ben poco, pur di non far morire il tesoro che Benito aveva lasciato, si è messa a studiare e a lavorare duramente. Così, con costanza e applicazione, ha portato la qualità del Greco di Tufo ai massimi livelli, anche grazie all’aiuto di Sergio Ambrosino, suo marito e agronomo dell’azienda.
I vigneti (circa 8 ettari in totale) si trovano in posizione privilegiata, nella frazione San Paolo, su un ripido pendio a 450-600 metri sul livello del mare, con il sottosuolo ricco di giacimenti sulfurei. Durante l’attento lavoro di vigna e di cantina è stato qui selezionato quello che oggi è considerato il cru più apprezzato di Greco di Tufo: la Vigna Cicogna.
greco
Gabriella Ferrara racconta con un sorriso le difficoltà degli inizi: “Ricordo la prima fiera a cui ho partecipato, l’Expò di Milano. Ero timida e inesperta, non stappai una sola bottiglia. Ma anche questo mi è servito”. Ne sono passati di Expò e di Vinitaly da allora. L’azienda Benito Ferrara è ormai da anni segnalata ad alti livelli dalle guide di settore (Espresso, Gambero Rosso-Slow Food, Duemilavini, ecc.) e nel 2008 il Greco di Tufo DOCG “Vigna Cicogna ’06″ si è aggiudicato l’Oscar del Vino dell’AIS .

L’azienda è cresciuta, la produzione odierna è di circa 47.000 bottiglie, di cui il 40% viene esportato nel mercato estero (soprattutto Nordamerica e Russia).
Sergio e Gabriella però non si sono montati la testa, i prezzi sono rimasti invariati dal 2003 e solo ora, costretti dalla necessità, stanno pensando di apportare qualche piccolo aumento ai tariffari.
“Ne abbiamo visti molti vignaioli irpini superpremiati fare investimenti che non potevano permettersi sull’onda dell’entusiasmo. Oggi sono tutti indebitati”. Sergio Ambrosino è concreto e tiene ben saldi i piedi per terra: “Noi con questa attività arriviamo a fine mese e grazie alla nostra lungimiranza non soffriamo la crisi”. Il trend di mercato dell’azienda Ferrara infatti non sembra per ora aver subito scossoni in questo periodo di magra. “Il nostro primo e ultimo obiettivo è la qualità”, su questo punto Gabriella ha le idee molto chiare. “Se di fronte ai successi degli ultimi anni ci fossimo lanciati, come altri, in un aumento della produzione, avremmo avuto un calo qualitativo e ora ci troveremmo con la cantina piena”.
La celebrità, quindi, li lusinga, ma un pò li spaventa anche. L’azienda è familiare, i figli sono ancora piccoli e di marketing (inteso nel senso di settore aziendale) non se ne parla per adesso. Il budget che qui si dedica alla promozione sta sui 3-4 mila euro all’anno. L’unica attività di pubbliche relazioni che possono permettersi è a costo zero: Sergio e Gabriella, infatti, sono abituati a portare in giro il proprio vino per farlo conoscere quanto più possibile, bussando porta a porta se necessario. Così come sono abituati ad accogliere gruppi di studenti, esperti ed enoturisti nella loro cantina, anche se non hanno uno spazio per la degustazione. “I soldi guadagnati finora – dice Gabriella – li abbiamo investiti nei macchinari, nell’acquisto di nuova terra per produrre anche l’aglianico e nella rivitalizzazione delle vigne più antiche. Ora ci sforzeremo per restaurare la vecchia cantina e farne una sala per le degustazioni”.
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L’unica lamentela dei coniugi va all’inerzia del Consorzio delle Docg irpine (Taurasi, Fiano e Greco di Tufo) e delle istituzioni campane.
Costretti a fare tutto da soli, spesso i piccoli produttori irpini si trovano svantaggiati rispetto ad aziende “con le spalle più larghe” anche a causa della carenza di politiche ben mirate.
E’ complesso il panorama del vino avellinese: a fronte di giganti come Mastroberardino (2.400.000 bottiglie) e Feudi di San Gregorio (3.900.000 bottiglie), negli ultimi anni c’è stata una vera e propria rivoluzione vinicola che ha visto crescere tante piccole aziende come questa in esame.
In merito, l’idea dei titolari della Benito Ferrara è ben precisa e ricorda le famose frasi sul vino d’industria di Gino Veronelli: non c’è una via di mezzo tra il vignaiolo e l’industriale, o sei l’uno o sei l’altro. Finchè sei tu fare il tuo vino, pur se con l’aiuto degli enologi e di altri specialisti, è un conto. Se si fa il salto verso quantità impossibili da gestire a livello familiare, ci vogliono soldi, tanti soldi e, come dice Sergio, bisogna far entrare in azienda “quelli con la cravatta”.
Nonostante la nettezza del giudizio, non c’è nessuna invidia nei confronti dei  grandi competitor, anzi. “Io proporrei di costruire una statua a Mastroberardino – conclude Sergio – perchè senza il traino del suo lavoro, oggi non esisteremmo nè noi nè tutti gli altri produttori di qualità”.

Info:
Azienda “Benito Ferrara”
Frazione San Paolo 14, Tufo (AV)
Tel. 0825.998194
www.benitoferrara.it

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One Response to Viaggio nel terroir del Greco di Tufo

  1. [...] classico stereotipo del sud. Non mi dilungherò in questa sede sul mondo enologico avellinese, di alcuni ho già parlato, di altri parlerò più avanti. Parto da qui per sottolineare che dall’onda lunga [...]

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