Sveglia, siamo alla frutta, e dopo non viene il dolce

by • 14 novembre 2009 • alimentazioneComments (0)5383

Si scrive COP 15, si legge quindicesima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima.Una delle tante? No. La più importante, l’ultima che potrà incidere sulle sorti dei nostri figli. campo
Per chi non se ne fosse accorto (lo stanno proclamando al vertice della sicurezza alimentare della Fao, a Roma), la crisi alimentare che attanaglia mezzo pianeta e quella climatica sono strettamente correlate, due facce della stessa medaglia, conseguenza di comportamenti sconsiderati e reiterati dall’occidente. Biocarburanti, ogm, allevamenti intensivi, pesticidi sono le parole chiave.
Greenpeace (e anche l’ONU) dice che l’agricoltura di tipo intensivo e basata su un forte apporto della chimica è una delle cause principali dei cambiamenti climatici, direttamente responsabile di circa il 14% delle emissioni di gas serra a livello globale. E’, inoltre, indirettamente responsabile di un ulteriore 30% di emissioni, attraverso la conversione delle foreste in terre coltivabili, la produzione di fertilizzanti e il trasporto e la trasformazione degli alimenti.
Ci vuole una svolta nell’agricoltura, è chiaro. Ma noi, parlando concretamente, che possiamo fare?
Immaginate milioni di persone che quotidianamente nelle loro città non acquistano più frutta e verdure confezionate nei supermercati. Si recano nei mercati, si informano sullaIMG_6991 provenienza dei  prodotti, non acquistano più le fragole a dicembre. Viene il fine settimana e invece di stressarsi nei centri commerciali, vanno in campagna, nelle aziende agricole, comprano, si rilassano, respirano aria buona, rientrano in contatto con il proprio territorio. Vanno negli allevamenti, nei caseifici, comprano i formaggi artigianali, le uova fresche, le carni toste e nervose di animali che hanno vissuto una vita normale. Si recano in pescheria il martedì e il venerdì e comprano il pesce azzurro, gli sgombri, i gamberi e le telline e la smettono di dare il tormento a salmoni, pescispada e tonni colorati. E la smettono di far credere ai bambini che il pesce sia un bastoncino dorato. Alla sera, al ristorante, preferiscono chi dice che il pane e la pasta li fa lui, chi cambia il menu secondo la stagione e non ti presenta il risotto agli asparagi quando la castagna dovrebbe essere la regina della tavola.
Ci sono tante cose da poter fare. Sono impegnative, ma migliorano la nostra qualità della vita oltre a fare bene alla terra. Si chiama cittadinanza attiva? disobbedienza civile? consumo responsabile? Whatever…

La democrazia alimentare è al centro dell’agenda per la democrazia e i diritti umani,
al centro del programma per la sostenibilità ecologica e la giustizia sociale.

Vandana Shiva

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