Da Brindisi a Lecce tra mare, vino e fuoco

by • 24 gennaio 2010 • Itinerari, VinoComments (1)1422

Ritrovarsi in Salento in un sabato di gennaio non è tra le cose più comuni.  A me destagionalizzare è sempre piaciuto e poi il blu del mare, il bianco delle case, il verde degli ulivi sono lì ad attenderti, anche d’inverno, con una fascino tanto più seducente perché inaspettato.

Il treno arriva a Brindisi (con il piacere per gli occhi di passare tra le meraviglie di Polignano a mare, Trani, Ostuni ecc.) e la prima sorpresa è costituita dai contrasti della città. In convivenza con la pesante eredità industriale di una centrale a carbone funzionante (la torre della morte la chiamano qui), impianti petrolchimici e portuali, Brindisi sta sforzandosi di riappropriarsi del suo mare con un progetto architettonico (che si spera si realizzi) definito “Brindisi città d’acqua”.
La città si affaccia al mare con vicoli e antiche case basse che poi, verso il centro cittadino, lasciano il passo a viali ampi e piazze lastricate. In un luogo posizionato in un porto naturale, è scontato che a tavola il re sia il pesce. La cucina di mare si integra perfettamente con la grande tradizione contadina e casearia pugliese: caciocavalli, burrate, olive, oli pregiati, carciofi, cime di rapa. E ancora pane, taralli, orecchiette.

foto tratta dal sito www.focara.it

Il motivo della mia venuta in Salento è ben preciso.  A Novoli, circa 30 km a sud di Brindisi, ma già in provincia di Lecce, il 16-17-18 gennaio di ogni anno (i giorni del fuoco), in concomitanza con i festeggiamenti per Sant’Antonio, si tiene un rituale di tradizione antichissima: l’accensione della Fòcara.
La Fòcara è una costruzione fatta di tralci di vite alta circa 20 metri con un diametro altrettanto grande  che ricorda le forme della biblica Torre di Babele. Sotto gli occhi di migliaia di persone ad essa viene dato fuoco la sera del 16 gennaio: il fuoco dura tre giorni, intanto al suo cospetto si avvicendano balli e canti, dalla frenesia della pizzica fino ai grandi concerti (Capossela e Mannarino quest’anno).
Il rito della Fòcara è strettamente connesso a quello della potatura invernale delle viti e si spiega con il fatto che questa è terra di grande tradizione vinicola: Salice Salentino, Squinzano, Copertino, molte doc che trovano vigore in uno dei vitigni simbolo della Puglia, il Negramaro.

Tra le aziende più note in zona, la Cantina Due Palme, cooperativa d’eccellenza con circa 1000 soci, voluta e portata ai massimi livelli da Angelo Maci, esempio di virtuosismo imprenditoriale per tutto il sud. Erede di una cantina fondata nel 1940, Maci, insieme alla sua famiglia, ha dato vita ad un modello di accoglienza che ricorda quello delle grandi famiglie del vino francese.
Chi visita il centro aziendale di Cellino San Marco (paese ormai noto più per i suoi vini che per Al Bano Carrisi, per fortuna!) ha la possibilità di osservare una della cantine tecnologicamente più avanzate del nostro paese e degustare (in una sala degustazione professionale) i grandi vini rossi (il più premiato è il Selva Rossa) e bianchi (Bugnaia, Tinaia, ecc.) dell’azienda, ben presenti nei ristoranti e nelle enoteche pugliesi, molto esportati all’estero e purtroppo quasi introvabili nel resto d’Italia. Dal sito internet si possono comunque acquistare tutti i vini in produzione.

A circa 20 km da Cellino San Marco raggiungiamo Lecce. Definita la “Firenze del sud” per la sua prorompente bellezza artistica, Lecce è città barocca e mediterranea con una vivacissima vita serale, dovuta anche alla presenza dell’università.
Come in tutto il Salento, anche sulle tavole leccesi il pesce trionfa e ben si abbina alla tradizione contadina.  Saporitissimi i pani come le pucce, pagnotte con le olive nere, o i primi a base di orecchiette e maccheroncini cavati(minchiareddhri). Tra i piatti più conosciuti della tradizione ciciri e trie (sorta di tagliatelle sia fritte che lessate nei ceci) e la taieddhra (cipolle, zucchine, patate, carciofi e cozze nere preparati in un tegame di creta).

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