Vita e morte dei Guerrilla Restaurant

by • 5 gennaio 2010 • Tendenze culinarieComments (0)27512

Underground come i rave, ricercati come i grandi eventi

Nell’epoca della velocità il vero lusso è il tempo. Questa è l’epoca dei guerrilla restaurant, ristoranti-evento che per la loro estemporaneità non rischiano di andare fuori moda.
Di solito ospitati in strutture di ripiego, i guerrilla restaurant sono retti da top chef e hanno una durata deliberatamente limitata che varia a discrezione, tre mesi, una settimana, una notte.
Londra è la città più attiva in queste performance culinarie, ma l’origine del fenomeno è negli States. E’ partito da San Francisco, infatti, Ghetto Gourmet, un vero e proprio movimento per la liberazione del gusto  nato nel 2004 con cene-evento in abitazioni private e diventato oggi un “dinner-party-network” diffuso in tutta l’America tramite passaparola.

In Europa fiorisce il ristorante a tempo, meno underground, più raffinato: qui il filo rosso di tutte le esperienze è il connubio tra chef stellati e designer di moda. Il primo caso di straordinario successo è stato The Reindeer, bistrot aperto a Londra dall’1 al 23 dicembre 2006 in una fabbrica di birra dismessa. Gli ingredienti: design kitsch in stile casa di Babbo Natale e cucina francese curata da Tom Collins. L‘espressione “guerrilla restaurant” è stata coniata dai suoi creatori Pablo Flack e David Waddington, i due gastro-imprenditori di The Bistrotheque. “Mi piace l’idea di applicare a un ristorante la transitorietà della moda” ha detto Flack in un’intervista al Guardian. “Oggi c’e, domani no. Come un happening artistico”.

basA New York, approfittando della chiusura di un Hard Rock Café, la rivista americana Bon Appetit ha occupato il locale per creare un “pop-up supper club”. Aperto la prima volta dal 24 ottobre al 2 Novembre 2007, poi dal 23 al 31 ottobre 2008, infine dal 21 al 25 settembre 2009, il ristorante ha ospitato una serie di chef di alto profilo come Sergi Airola e Charlie Trotter. L’esperienza sarà sicuramente ripetuta, per tenersi aggiornati twitter la fa da padrone.

L’avanguardia anglofona in questo campo ha invaso anche Parigi. Nella capitale della ristorazione classica sono in crescita cene e ristoranti underground promossi da espatriati inglesi e americani. Precursore del fenomeno Jim Haynes, artista che da trent’anni, con chef a rotazione, ospita nel suo atelier di Montparnasse le “Cene della domenica”.
E’ invece un vero e proprio ristorante non ufficiale quello che Claude Cabri (alias Miss Lunch) ha creato nel suo appartamento con Lunch in the Loft, cucina fusion arricchita da dibattiti e conoscenze interessanti.

Nel quartiere latino, per sei mesi all’anno, David Tanis e Randal Breski, rispettivamente chef e maitre del ristorante “Chez Panisse” di Berkeley, California, utilizzano il loro appartamento seicentesco per aprire Aux chien lunatique, “eating club” che ospita circa tre cene alla settimana per dodici coperti. Il menu è di cinque portate ed è basato sui prodotti stagionali dei mercati parigini.

foodersE l’Italia? Il nostro paese non resta indietro, anche se questo fenomeno da noi ha preso forme diverse, meno cool ma sicuramente più misterioso e divertente. Esempio lampante sono le “cene carbonare” organizzate da The Fooders, una sorta di collettivo gastro-artistico che si muove a Roma. La loro prima cena, con menu del territorio romano, si è tenuta lo scorso novembre e ha ospitato 70 persone riunite tramite passaparola in un luogo segreto (rivelato agli invitati solo poche ore prima dell’evento).

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