Cibo (in)sostenibile: tutti i dolori del tonno. E le gioie dello sgombro

by • 5 febbraio 2010 • alimentazioneComments (3)280

3351752354_bcd9eca0cf_oIl tonno, ormai lo sanno tutti, è una delle specie ittiche a più alto rischio di estinzione. Situazione gravissima per il tonno rosso del mediterraneo, alla cui sopravvivenza attenta soprattutto l’enorme richiesta del mercato giapponese, che si dimostra davvero spietato quando si tratta di soddisfare i lussi della tavola (anche le balene ne sanno qualcosa). Poi ci siamo noi. Il trend di enorme crescita (di onnipresenza, direi) del tonno sulle tavole dei nostri ristoranti, declinato in qualunque versione, dalla tagliata, al sashimi e alla tartare, sembra finalmente (si spera) fuori moda.

Anche il tonno a pinne gialle non se la passa tanto bene (proprio quello che si taglia col grissino). Lo sapete quante scatolette si consumano ogni anno in Italia? 14omila tonnellate. 140MILA TONNELLATE.  E visto che la bella Italia è il secondo paese produttore di tonno in scatola in Europa (qualcosa come 85mila tonnellate…), Greenpeace ha pensato bene di porre alcune domande ai produttori, poichè la pesca da cui il loro business dipende ha un impatto a dir poco devastante sui nostri mari.

Il rapporto “Tonno in trappola” spiega come la pesca industriale del tonno (ben lontana dalla rustica rappresentazione pubblicitaria di pescatori con la pipa) non solo stia sovrasfruttando gli stock di tonno, impedendone  la riproduzione, ma anche come, con metodologie di cattura spregiudicate, stia rovinando l’intero ecosistema marino con annessi squali e tartarughe in via di estinzione. Last but not least il danno economico alle popolazioni costiere, le cui risorse vengono letteralmente saccheggiate dalle multinazionali conserviere.
Greenpeace ha inoltre  stilato una classifica facile facile da consultare, elaborata inviando un questionario alle 14 aziende che coprono con il loro tonno in scatola più dell’80% del mercato nazionale. In questo elenco  (che può fungere da deterrente nei consumi) marchi veramente “sostenibili” non ce ne sono, però ci sono produttori che almeno hanno un regolamento scritto in materia (Coop, ASdoMar e Mareblu). Voti bassissimi, invece, per gli stranoti Riomare, Nostromo, Consorcio etc. Elenco completo e motivazioni li trovate nella “Classifica Rompiscatole“, intanto un po’ di consigli sui consumi alternativi.3211732446_08be927421_o

Per chi, come me, fosse un appassionato del genere, io consiglio di provare con lo sgombro (o maccarello). Gli irriducibili  della scatoletta lo troveranno sugli scaffali del supermercato in comodi filetti sott’olio, in pescheria darà estreme soddisfazioni perchè costa davvero poco ed è sicuramente pescato nei nostri mari, nei ristoranti sta acquistando favore crescente (ho mangiato recentemente una favolosa tartare di maccarello al Pastificio San Lorenzo, a Roma).

Ecco qui un po’ di ricette per chi si ritrovasse in frigo degli sgombri senza sapere cosa farne (a parte cartocci e grigliate):
- gli sgombri piccanti, ricetta di origine spagnola, sono solitamente serviti come tapas. Ottimi con una bruschetta, si conservano per vari giorni.
- altra ricetta da antipasto, stavolta crema di sgombri, arricchita da formaggio fresco.
- spaghetti con polpette? oh yes, di sgombro, però.
- ma avete mai pensato a farvelo da voi lo sgombro sott’olio?

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3 Responses to Cibo (in)sostenibile: tutti i dolori del tonno. E le gioie dello sgombro

  1. Sara Bonamini Sara scrive:

    Purtroppo in Giappone la questione non arriva, ne è stato dimostrazione l’intervento di un maestro del sushi giapponese a San Sebastian che ha sbandierato alla platea un bel video con centinaia di tonni morti (per lo più provenienti dall’Italia): solo i più buoni arrivano nelle tavole del suo ristorante…
    Noi qualcosa lo possiamo fare: non scegliamo il tonno a ristorante e come suggerisce Pina impariamo ad amare gli sgombri, sono deliziosi!

  2. admin scrive:

    (AGI)- Roma, 3 feb. – “Su proposta del Sottosegretario al Mipaf con delega alla pesca, Antonio Buonfiglio, la Commissione Consultiva Centrale, nell’ultima riunione, ha approvato la moratoria italiana per la stagione di pesca 2010 del tonno rosso, che rimarra’ pertanto bloccata nel nostro Paese per un anno”. Una decisione che per l’Unci Pesca “cerca in qualche modo di arginare le difficolta’, che da tempo affronta questo tipo di pesca. Infatti, l’Associazione si trova d’accordo con quanto precisato dal Sottosegretario Buonfiglio che la moratoria e’ una sorta di riserva che si e’ voluta costruire in attesa dell’evoluzione della situazione, in linea con la doppia “ECO” di economicamente ed ecologicamente sostenibile. La decisione verra’ comunicata a Bruxelles e il Sottosegretario si auspica che il modello italiano possa essere adottato anche da altri Paesi dell’Ue”. Sulla base della decisione di moratoria ci sara’ il congelamento di poco piu’ del 70% delle quote di cattura di tonno rosso destinate all’Italia per il 2010, pari a quasi 1.500 tonnellate. Il congelamento di questa massiccia fetta di cattura incidera’ in prevalenza sulle quote assegnate al sistema di pesca a circuizione, considerato quello a piu’ alto impatto ambientale.
    Una decisione, questa, condivisa sia dai pescatori del settore, ai quali non conveniva uscire in mare per una quota di pescato poco remunerativa e insufficiente per affrontare la campagna 2010 che durava appena un mese, che dagli ambientalisti, perche’ con la moratoria si lascia, per circa due anni, l’opportunita’ ai tonni di riprodursi.
    Con la moratoria italiana, dunque, sembra si sia trovato un accordo. Sono previste anche garanzie economiche per la sopravvivenza del comparto che, rappresentando migliaia di posti di lavoro tra indotto e operatori diretti, cerca le migliori risposte a sostegno della sua sopravvivenza”.

  3. Pellegrina scrive:

    Beh, con tutto il rispetto per il tonno e anche per lo sgombro, che è buonissimo, bisogna dire che il secondo è forse il pesce più grasso che esista, meglio farlo o comprarlo al naturale che sott’olio.

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