Le avventure di Donpasta, gastronomo e innamorato

by • 16 aprile 2010 • cibo e culturaComments (4)3166

Suoni che si incrociano a visioni che si mischiano agli odori e si intrecciano ai sapori: multisensoriale (nel pieno senso del termine) è una prima definizione per uno spettacolo di Donpasta. Chi è Donpasta? Daniele De Michele, un dj, un economista, un gastrofilosofo, uno scrittore. Per la casa editrice Kowalski ha pubblicato già “Food sound system” e “Wine sound system” da cui sono stati tratti degli spettacoli che hanno girato tra Italia, Spagna e Francia. La République in particolare, poi, l’ha accolto: a Tolosa ogni anno Donpasta organizza “Soul Food“, incontri su cibo, arte e sostenibilità ambientale, e da Tolosa arrivano le persone che insieme a lui hanno realizzato il nuovo progetto multimediale, “Cook and roll circus“, che sta girando nei teatri in questi mesi (ieri all’Auditorium di Roma).

Sul palco una cucina, due musicisti – Frederic Cavallin e Loic Laporte, con una serie impressionante di strumenti (batteria, percussioni, tabla, melodica e metallofono il primo, sassofoni, chitarre, flauto, basso, banjo, melodica e sampling il secondo) – uno schermo di sfondo (i video che vengono proiettati sono attori veri e propri) e Donpasta, che racconta, cucina, urla, suona, canta, fa assaggiare al pubblico e mangia lui stesso.

Il filo conduttore è il cibo, ma anche il Sud e l’amore e la vita, o meglio, questi elementi si intrecciano perchè in realtà sono concatenati: si va via dal Sud per dimenticare un amore perduto o per recuperare l’amore perduto, ma ci si porta dietro la conserva di pomodoro, le melanzane, i dolcetti, la pasta, il caffè e soprattutto l’olio. E si va al Nord, ma si cucina la parmigiana, saporita e pesante come quella delle nonne salentine, perchè la parmigiana è un elemento di coesione della comunità. La parmigiana piaceva a Marx nel racconto di Donpasta, che si perde tra i ricordi delle polpette di Ballarò e del sanguinaccio francese con le mele. E intanto fa la pasta, cucina il sugo lentamente e poi cura il suo dolore mangiando questo piatto così familiare e intimo.

Se Donpasta fosse un attore di formazione, lo spettacolo sarebbe migliore? Forse si o forse no, perchè perderebbe quel tratto di genuinità che rende il suo personaggio così sgangherato e appassionato (una sorta di Paperino in salsa pugliese). Alla fine, più che le note tecniche, al suo pubblico importa il coinvolgimento, e quello c’è – anche troppo – visto che, dopo i cibi evocati e il profumo di cipolle fritte che si sparge per la sala, si esce dallo spettacolo con l’acquolina in bocca e la voglia di cucinare la parmigiana.
Chapeau per l’intera produzione: l’idea di far interagire le musiche (bellissime) e i video (meravigliosamente girati e montati) con l’intera scena è vincente e avvincente.

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4 Responses to Le avventure di Donpasta, gastronomo e innamorato

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  2. Enrico scrive:

    Ho mangiato recentemente a Napoli delle parmigiane da urlo!
    A presto.

    Enrico

  3. alem scrive:

    io l’ho visto qualche anno fa e mi ricordo ancora i profumi nel teatro!!!
    speciale!

  4. Pina_Sozio Pina_Sozio scrive:

    @Enrico: e dove?è richiesto l’indirizzo… ;)
    @alem: sono uscita dall’auditorium con una fame tremenda!

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