Birra? Non basta dire bionda

by • 30 maggio 2010 • Birra, ProdottiComments (3)4270

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Ne ero già certa, ma continuo ad avere conferme: la birra di qualità fa sempre più proseliti.
Porto alcuni esempi: l’altra sera, allo Zio d’America di Roma, è stata dedicata una serata di degustazione (nell’ambito di “A cena con il produttore“) a “Birra del borgo“, birrificio artigianale di Borgorose (in provincia di Rieti) che ha appena festeggiato i suoi primi 5 anni di vita e che è già molto noto, anche fuori dai confini regionali, al pubblico di appassionati e intenditori.

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La serata è stata affollata e vivace, con un menu dedicato, portata per portata, all’abbinamento a una delle birre prodotte da Leonardo Di Vincenzo, il giovane imprenditore che con tenacia e passione, ha creato “Birra del Borgo” nella bellissima riserva naturale delle Montagne della Duchessa, al confine tra Lazio e Abruzzo.
A tavola ho conosciuto persone molto diverse tra loro, per età, provenienza, professione ecc. Il filo rosso che legava tutti però era la curiosità e la passione nei confronti della birra. Alcuni mi hanno raccontato di essere stati qualche settimana fa all’Italian Beer Festival che si è tenuto alle Officine Farneto di Roma e di essere rimasti impressionati dalla quantità di visitatori presente all’evento.
Staremo finalmente uscendo dalla civiltà della pizza&birra? Ho l’impressione ormai che i “non addetti ai lavori” preferiscano e riescano ad avvicinarsi molto più facilmente al mondo della birra, che appare più friendly e meno serioso di quello del vino che, invece, è spesso offuscato da una sacralità ingiustificata fatta di degustazioni e degustatori che parlano una lingua incomprensibile alle persone normali.

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Per tornare alla serata dello Zio d’America, le birre in degustazione di Birra del borgo sono state quattro: le prime tre dal tenore alcolico molto simile (gradi intorno al 6 %), l’ultima più alcolica (8,5 %). Eccole qui elencate:

- Genziana: birra espressione del territorio, ottenuta con l’infuso di radici di Genziana, pianta molto diffusa nella zona (pensate al liquore alla genziana che si produce in tutta la provincia dell’Aquila). La birra ha aperto la cena insieme all’aperitivo di finger food a base di formaggi di varie stagionature (dalla feta con cipollotto e cetrioli all’emmenthal con purea di pere).

- Enkir: birra ottenuta dall’Enkir, uno dei primi cerali addomesticati sulla terra, che oggi viene coltivato dal Mulino Marino nelle Langhe (con cui Birra del Borgo collabora) e che Gabriele Bonci utilizza per la panificazione. Questa birra è stata abbinata al primo: maltagliati alla carbonara con ricotta allo zafferano e fiori di zucca.

- Re Ale: birra ambrata che si ispira alle india pale ale, le birre inglesi che venivano esportate in india. E’ caratterizzata dall’utilizzo di luppoli americani che conferiscono un finale amaro molto persistente e, per l’occasione, è stata abbinata al piatto forte della serata, un filetto di cinta senese in crosta di mandorle.

- Ducale: birra ispirata allo stile belga, da meditazione. Una vera chicca che giustamente è stata accostata al dessert, una sbriciolata alla crema e cioccolato fondente.

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Leonardo Di Vincenzo di Birra del Borgo

Per onor di cronaca, riporto alcune curiosità in materia birraria venute fuori durante la cena:

1.  La birra va conservata al riparo dalla luce, dagli scossoni e da forti sbalzi di temperatura.
2. La birra non va bevuta ghiacciata. Le temperature troppo basse ammazzano aromi e profumi (come nel vino). Le birre di qualità quindi vanno degustate a temperatura ambiente o di cantina.
3.  Anche le birre possono invecchiare. Per alcune tipologie addirittura si parla di 20 anni di affinamento.
Sulle nostre bottiglie è riportata la data di scadenza per obbligo di legge e i birrai inseriscono la data entro cui è meglio gustare la birra (per le sue qualità organolettiche). State sicuri, però, che non andrà a male dopo la data di scadenza.
4. Ogni tipologia di birra ha la sua tipologia di bicchiere. Proprio come il vino. Chi è capitato mai nella sua vita in Belgio, per fare un esempio di paese “birrofilo”, sa di cosa parlo.
5. Come abbiamo visto anche dal menu della serata, le diverse tipologie di birra possono essere abbinate ad un pasto completo. Vi consiglio di sperimentare una serata diversa con birra al posto del vino: sarà un successone.
6. La birra artigianale è totalmente diversa da quella industriale. Sembra un’ovvietà, ma non a tutti è chiaro. Perciò, se vi siete sempre considerate esperti in materia, ma non avete frequentazione con i prodotti artigianali (che anche in Italia stanno crescendo esponenzialmente), beh amici…è ora di colmare questa lacuna. Rimarrete sorpresi da quanta espressione di un territorio ci può essere in una birra della val d’orcia o del teramano e vi stupirete della stagionalità che si può assaporare in un bicchiere.

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3 Responses to Birra? Non basta dire bionda

  1. [...] This post was mentioned on Twitter by Foodie , LauraDiPietrantonio. LauraDiPietrantonio said: Birra? Non basta dire bionda | Foodie http://bit.ly/bsWPZs [...]

  2. Enrico scrive:

    Alla prossima verrò sicuramente. Questa volta non potevo. Bella serata deve esser stata.
    Un saluto.

    Enrico

  3. Pina_Sozio Pina_Sozio scrive:

    Si Enrico, bella serata, perchè l’abbinamento con la birra è sempre una novità.
    Per la prossima ci organizziamo ;)

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