Il gusto intenso del topinambur

by • 25 gennaio 2011 • Prodotti, RicetteComments (4)14221

La prima volta che ne vidi uno sul banco del mercato di Campo de’ Fiori pensavo si trattasse di un bulbo, tipo quelli dei tulipani. Poi ho scoperto che il topinambur in nord Europa e in alcune zone d’Italia (soprattutto in Piemonte) è una roba tradizionale, addirittura che il loro uso era antico e diffuso come quello delle patate e che da queste sono stati, poi, soppiantanti nei costumi alimentari. In piemontese si chiamano “ciapinabò“, in inglese “Jerusalem artichokes“, carciofi di Gerusalemme, denominazione che ben indica quel sapore così delicato e allo stesso tempo forte del topinambur, a metà tra un fungo e il carciofo, appunto, mentre Jerusalem non si riferirebbe realmente alla città di Gerusalemme, ma a una storpiatura del termine italiano “girasole” (il fiore del topinambur è giallo e la pianta appartiene alla stessa specie del girasole). Il termine “topinambur” sarebbe invece derivato dal nome di una tribù di indios del Brasile (i tuberi sono arrivati in Europa dal Brasile nel ’600 attraverso i portoghesi).

I topinambur si raccolgono d’inverno, qualche giorno fa ne ho trovato una confenzione al minimarket bio vicino casa mia e li ho comprati per la prima volta. La loro consistenza ricorda quella di una patata (con una croccantezza più da rapa) e come la patata, dopo essere stati pelati con il pelapatate (consigliabile perchè sono bitorzoluti), possono essere trattati in cottura: infarinati e fritti per un contorno goloso, come ingrediente per un risotto, crudi all’insalata, lessati per una vellutata.

Quest’ultimo è fose il modo più veloce e semplice per cucinarli e, a seconda della densità desiderata, possono diventare una crema di accompagnamento a un secondo di carne o pesce (io in Belgio li ho mangiati con le capesante, deliziosi) o una zuppa calda da assaporare con un crostino di pane.
La ricetta della vellutata è semplicissima: bisogna far soffriggere in tre cucchiai d’olio una cipolla piccola (o mezzo porro), i topinambur vanno pelati e tagliati a cubetti e aggiunti alla cipolla, insieme a una patata, sempre pelata e spezzettata. Lasciar dorare per qualche minuto, poi ricoprire di acqua e lasciar cuocere circa 10 minuti. Insaporire con sale e pepe e, quando i topinambur sono morbidi, frullare il tutto con il frullatore a immersione. Servire la vellutata calda con un filo d’olio, una spolverata di pecorino e qualche crostino di pane caldo. Se piace, la zuppa si può guarnire con guanciale croccante e prezzemolo, oppure arricchire con panna fresca.

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4 Responses to Il gusto intenso del topinambur

  1. agnese scrive:

    Ho appena scoperto questo blog e volevo farvi i miei complimenti. Ho sentito parlare tante volte del topinambur e l’ho anche visto al mercato dell’Esquilino ma non l’ho ancora mai comprato… mi avete fatto venire curiosità, quindi la prox volta che passo al mercato faccio scorta e provo ad inventarmi qualche ricetta anch’io! Un saluto. Agnese

  2. Pina_Sozio Pina_Sozio scrive:

    Agnese assolutamente devi dirci come li cucini quando li compri. A me i topinambur piacciono molto per la loro somiglianza al cuore di carciofo nel sapore…hanno veramente bisogno di pochi fronzoli e condimenti perchè sono molto saporiti. Grazie della visita, a presto :)

  3. agnese scrive:

    allora terrò conto di questi consigli quando li cucinerò! grazie anche dei complimenti per il mio blog! un caro saluto

  4. lol scrive:

    Ma io ho sempre saputo che la buccia è edibile. Chi ve l’ha detto che non si mangia?

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