Tonno sì, tonno no: l’Italia dei cibi malati

by • 15 gennaio 2011 • alimentazioneComments (2)4238

Si fa quel che si può. Eppure controllare provenienza, freschezza e qualità degli alimenti che scegliamo per la nostra dieta a volte non basta. Soprattutto se si tratta di quei cibi a rischio di cui sentiamo tanto parlare almeno da un paio d’anni: tonno, mozzarella e uova in primis.

tonno, uova, mozzarella come scegliere

La lista potrebbe essere molto più lunga e se volessimo proprio essere precisi ogni lista dovrebbe essere corredata da una bella sottolista che, tanto per fare un esempio, annoti aziende sì e aziende no.

Il tonno, purtroppo, è uno di quegli alimenti di cui oggi si dovrebbe fare a meno, a cominciare da quello in scatola. Provate a dare un’occhiata alla classifica di GreenPeace aggiornata al novembre 2010 (http://www.greenpeace.it/tonnointrappola/index.html) e capirete che di aziende che inscatolano tonno sott’olio in Italia, nemmeno una è neanche minimamente accettabile rispetto ai criteri di sostenibilità e trasparenza che riguardano metodo di pesca, politica d’acquisto, promozione delle riserve marine ed etichettatura.

tonno in scatola aziende italiane

Di provenienza certificata non se ne parla proprio, anche se una garanzia, noi abitanti della bella penisola, dovremmo averla: che sia tonno italiano è escluso. Per approfondire l’argomento leggete pure i post delle mie colleghe che ne avevano scritto qualche tempo fa ( http://www.foodie.it/temp/alimentazione/2010/05/cosa-sapete-del-tonno-rosso-i-rischi-della-disinformazione/ e http://www.foodie.it/temp/alimentazione/2010/02/cibo-insostenibile-tutti-i-dolori-del-tonno-e-le-gioie-dello-sgombro/ ).

“Fino all’anno scorso nel periodo della mattanza la nostra piccola isola si riempiva di giapponesi”, racconta Nicola Pomata del ristorante Da Nicolo di Carloforte “Arrivavano in tanti sceglievano le partite più adatte al loro mercato e se ne tornavano in Giappone. E’ vero, lo pagavano bene, ma per noi dell’isola ne rimaneva poco e niente”.

Fortunatamente dal 2010 a Carloforte il tonno non si può più esportare e i carlofortini ne possono godere in tutto e per tutto, garantendo il rispetto e la salvaguardia dell’ecosistema. Se vi dovesse capitare di fare una vacanza a Carloforte approfittatene per farne una piccola scorpacciata, lì si può fare.

Chi ama il tonno fresco, magari anche da crudo, invece, è ora che cambi le proprie abitudini. È vero, il colore rosso acceso del tonno servito nei moderni sushi-restaurant ci ha fatto perdere la testa, e ora, se ne vediamo tranci con riflessi marroncini (tra l’altro è il colore naturale del tonno!), li etichettiamo come poco freschi.

tonno crudo

Ma sentite qui: è proprio dietro i tonni di colore rosso acceso che si nasconde la “magagna”. Tempo fa avevo sentito che si iniettassero sostanze nel tonno per modificarne il colore. Mi avevano parlato di sangue di maiale e nel migliore dei casi di barbabietola. Oggi sappiamo che il tonno viene colorato anche con il monossido di carbonio e che per il suo aspetto più vivace viene pagato di più.

Colpa nostra, mi verrebbe da dire, che vogliamo cibi da cartone animato, che scartiamo le mele ammaccate, le albicocche bacate e l’insalata con le lumachine. Sapevate che molte delle insalate “bellissime”  che acquistiamo in busta provengono dalle famose coltivazioni killer? Ma questa è un’altra storia. Italiana e senza lieto fine, ma un’altra storia.

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2 Responses to Tonno sì, tonno no: l’Italia dei cibi malati

  1. esperto scrive:

    consumatori sono sempre più esigenti, informati, critici e richiedono qualità e trasparenza. Garanzia concrete dunque, che Il nostro tonno naturale, gustoso, e piacevolmente rosso può offrire perchè libero da MONOSSIDO, COLORANTI E ADDITIVI. Ecco perchè milioni di giapponesi non si sbagliano :

    Quando il tonno viene abbattuto direttamente sulla nave a -80°C e costantemente stoccato a -60°C la sua qualità non si deteriora come avviene nel fresco o surgelato tradizionale. Questa tecnica è detta SUPERFROZEN. Un normale tonno surgelato non potrà mai essere rosso se non mediante trattamento con monossido o altri additivi. Il tonno fresco invece arriva di norma nelle mani di un distributore o pescheria dopo 7-8 giorni; inoltre come disposto dalla direttiva CEE 493/92, il tonno deve essere abbattuto prima di essere servito e consumato crudo. Per questo motivo il Superfrozen è più fresco e gustoso di qualsiasi tonno fresco o surgelato tradizionale, la sua colorazione si presenta come quella di un tonno appena pescato se non addirittura migliore poichè lavorato direttamente sulla nave seguendo le severe procedure giapponesi dette “Taniguchi”. Anche per questa ragione il tonno Superfrozen dai più noti chefs a livello mondiale la miglior qualità di sashimi, ma non solo, in Giappone, contrariamente a quanto si crede, la maggior parte di tonno venduto al mitico mercato ittico di Tokio non è fresco ma SUPERFROZEN.

    Libero da monossido e anisakis free
    Naturale, buono e bello.
    A norma con la Direttiva CEE 493/92 per consumo crudo

  2. admin scrive:

    Ciao @esperto, grazie per le informazioni che ci hai dato. In questi giorni immagino che il tonno rosso sia al centro del mirino mediatico. Non metto in dubbio che ci siano aziende serie che lavorano con tecniche d’avanguardia per mantenere intatta la qualità del pesce senza l’aggiunta di addiditvi. Il problema, putroppo, non è solo il monossido di carbonio, ma è il tonno stesso che rischia l’estinzione. Io scelgo di non mangiarlo perchè la mia sensibilità non mi permette di ignorare certi problemi, ma questo è solo il mio parere (magari estremista), capisco che la realtà dei produttori sia ben più complessa di quella di noi consumatori.

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