Dei racconti dell’Union des Gens de Metiér

by • 13 aprile 2011 • VinoComments (2)2376

Foodie scrive poco di vino e ancora meno di degustazioni. Ci piace raccontare storie e non siamo esperte assaggiatrici di vino. Oggi lasciamo che a raccontarci una storia sia una persona che di vino invece ne scrive tanto, oltre a berlo ovviamente: Giuseppe Carrus. Grazie per aver condiviso con noi questa bellissima esperienza e per averci regalato delle note di degustazione attente quanto appassionate.

Iniziamo dalla fine.

Sabato scorso, durante Vinitaly, nella sala stampa di Verona Fiere incontro l’amico Giampaolo Gravina. «So che ieri hai seguito una delle più belle degustazioni degli ultimi vent’anni qui al Vinitaly» esclama appena mi vede. «Non so – rispondo io – non frequento Vinitaly da così tanto tempo, ma sicuramente è stato uno degli incontri più interessanti del mio percorso vinoso».

E torniamo all’inizio.

Venerdì 8 Aprile nella mia agenda fieristica c’era una voce ben in evidenza. Alle 15 e 30 iniziava, in una delle sale disposte per le degustazioni, Terroirs UGM, ovvero i racconti dell’Union des Gens de Métier.

Per capire cos’è l’UGM bisogna fare un altro passo indietro nel tempo – questa volta di parecchi anni – andare alla fine degli anni ’80 e ricordare l’idea che ebbe Didier Dagueneau, vignaiolo della Loira, prematuramente scomparso tre anni fa.

Didier Dagueneau Loira

Didier Dagueneau

Didier aveva il desiderio di dar vita a un gruppo di amici; amici che erano uomini dei mestieri della terra e rispettosi degli equilibri del loro ambiente. Il cui impegno era quello di nutrirsi dell’amicizia, della passione e della gastronomia.

Quella che fu un’idea nel 1989 ora è il manifesto dell’Union des Gens des Metiér. Ecco il testo integrale:

Gruppo di uomini liberi dei mestieri della terra, rispettosi degli equilibri del loro ambiente. Prodotti di terroir giusti e nobili. Diritto all’originalità e alla differenza. L’UGM difende i valori che fondono l’appagamento del corpo a quello dello spirito. Il nostro impegno si nutre dell’amicizia, della passione e della gastronomia.

Non era la prima volta che l’UGM veniva in Italia per una degustazione; per me, invece, nonostante tanti di loro li conoscessi già, è stata una Prima da ricordare e incorniciare.

Non posso perciò non ringraziare e congratularmi con i due produttori italiani che fanno parte dell’Union e si sono dati da fare per avere tanti vignaioli francesi in un contesto importante come quello di Vinitaly: Aldo Vajra della cantina G. D. Vajra e Paolo De Marchi di Isole & Olena hanno fatto gli onori di casa, mentre i volti simbolo del gruppo si passavano man mano il microfono e davano qualche cenno sulle loro aziende, rimarcando più volte lo spirito dell’Union e il legame di amicizia che li teneva uniti.

degustazione vini UGM al Vinitaly di Verona

la degustazione al Vinitaly

Quasi nessuna parola, invece, sui tratti organolettici dei vini. A far quello bastavano i bicchieri. Quelli si che, una volta riempiti, avevano da dire. Sempre in maniera naturale, genuina, affascinante. Come a rispecchiare il carattere di chi li produceva.

Ecco quelle che sono state le mie (personali) interpretazioni su alcuni vini assaggiati…

La Bollicina

Domaine Jacques Selosse – Champagne V. O. Version Originale

Più che di Bollicina dovremmo parlare di un vino. Un vino forte. Forte nei suoi caratteri duri, quasi tannici, sapidi e profondi. Arriva da una cuvée di zone diverse e sembra mostrare tutta la complessità dei terroirs da cui proviene. Cenni di mela, agrumi su note di frutta secca al naso. O si ama o si odia. Io lo amo. Avvolgente.

I Bianchi

Domaine Arretxea – Hegoxuri ‘08

Siamo a pochi kilometri dalla Spagna, verso nord, confine oceanico. Vigne di montagna allevate secondo i dettami della biodinamica. Gros manseng, petit manseng e petit courbu sono le uve che compongono un vino dalla vena acida altissima che da freschezza magistrale e balsamicità. Di certo non ha paura di invecchiare. Verticale.

Domaine Dagueneau – Pur Sang ‘08

Un sauvignon incredibile. Acido, agrumato e dai cenni di frutto bianco croccante. Poi tanta, tanta mineralità, cenni fumé, pietra focaia e roccia salmastra. Il terroir nel bicchiere. Bocca sapida e profonda. Finale all’insegna delle note olfattive. Accattivante.

Domaine Roulot – Meursault Luchets ‘09

Sintesi di un corpo e una struttura dallo sviluppo verticale. Avvolgente per morbidezza, spigoloso per l’acidità. Vino giovanissimo che non potrà che migliorare. C’è tutta la mineralità e la sapidità del terroir di Mersault. Un altro colpo da maestro di Jean Marc Roulot. Infinito.

I Rossi

Philippe Alliet – Chinon Coteau de Noire ‘08

Sud di Tour. Poco sotto al fiume Loira. Solo cabernet franc che sembra essere austero e nobile come un grande Bordeaux, ma anche affascinante e contadino come uno dei migliori Borgogna. Il tutto, nel bicchiere, è sintesi perfetta tra mineralità e frutto, tra un tannino cremoso e una pungente sapidità. Esemplare.

Clos Rougeard – Saumur Champigny Les Poyeux ‘07

Un altro cabernet franc straordinario da una denominazione in cui l’esempio da seguire viene proprio dai fratelli Foucault, titolari di Clos Rougeard. Spiccano le note vegetali, di sottobosco, fungine e terrose. Poi il frutto croccante. In bocca l’equilibrio è magistrale, lascia senza parole per eleganza e finezza. Unico.

Clos Marie – Cuvée Simon ‘08

A 40 kilometri da Montpellier un ottimo esempio di vino mediterraneo. Grenache, mourvedre e sirah sono le uve che compongono la Cuvée Simon per uno sviluppo olfattivo sulfureo, di grafite e resine vegetali. Esce poi il frutto. In bocca è fresco, balsamico e dal finale amarognolo di estrema piacevolezza. Intrigante.

Per concludere, meditando…

Jacques Puffeney – Jura Vin Jaune ‘03

Non si poteva chiudere diversamente. Un Vin Jaune dello Jura, già estremo di suo, che nell’interpretazione di Puffeney lascia a bocca aperta per dei sentori torbati, affumicati, da whisky delle Islay. Il tutto unito a un palato lungo, profondo, che riempie e appaga. Un vino da meditazione, da assaporare pian piano, perché ad ogni sorso fanno eco nuove emozioni. Incredibile.

Pin It

Related Posts

2 Responses to Dei racconti dell’Union des Gens de Metiér

  1. Pina Sozio scrive:

    Che bello Giuseppe, mi sembra di sentirli i profumi della garrigue della Linguadoca, la severità delle montagne dello Jura, la fierezza dei baschi di Francia. Ho un ricordo netto del Pur Sang: edonistico, per concludere con un aggettivo, come hai fatto tu.

  2. Giuseppe scrive:

    Grazie Pina, ma credimi che erano vini così emozionanti che non è stato difficile scrivere le mie impressioni. Mi piacerebbe condividere con te alcune di queste bottiglie…

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 

css.php