Quartieri di Roma/ il Pigneto

by • 25 giugno 2011 • ItinerariComments (0)9285

Il Pigneto è uno dei miei quartieri di riferimento. Quando lo dico, i romani sorridono: per me, arrivata a Roma 10 anni fa dall’intima realtà della provincia irpina, è stato importante costruire anche nella città il mio percorso, la mia rete di quartiere. Così, avendo vissuto sempre intorno alla prima università, il Pigneto è una di quelle zone che riconosco come “casa”, anche quando la sera non ho nulla da cucinare e devo placare la mia fame.
Negli ultimi anni il quartiere è stato assaltato dalla autoproclamatasi meglio gioventù che nel mentre è diventata adulta (gente del cinema, della musica, della tivvù), gli affitti sono aumentati, ma, strano a dirsi, si mangia anche meglio, con un continuo fiorire di posticini di qualità. Perciò, ecco il mio percorso abituale nel quartiere:

- Primo al Pigneto. E’ il mio posto del cuore. Puoi sederti per una birra artigianale, una caipirinha fatta bene, qualche tapas, oppure decidere di fermarti e gustare. Il menu cambia spesso, spaziando nella tradizione italiana, con le grandi materie prime del paese. Mi piace immaginare il cambio degli ingredienti come il risultato dei viaggi dei gestori: di ritorno dalla Basilicata ecco i peperoni cruschi e poi i fagioli di Spello, la toma pagliettina, il tartufo e così via. La cucina di Marco Gallotta è precisa, nitida mi pare il termine più adatto. Il prezzo medio sta sui 45 euro, la carta dei vini è la mia preferita in città: grande, chiara, con cura per i biologici e i biodinamici, anch’essa in perenne movimento. Lo staff gira bene, al servizio tutte persone giovani e gentili. C’è sempre la fila, ultimamente ho notato un po’ di stanchezza nell’offerta, ma può capitare a tutti, anche al mio posto del cuore.

- Necci. Il sabato o la domenica a pranzo è prezioso (infatti se non prenoti, te lo scordi). Un locale che è un giardino, in realtà, un giardino che è una leggenda (leggi Pasolini girò qui “Accattone”). La cucina è buona ed eclettica: coda alla vaccinara, fish&chips, pasta con le sarde, insalata di ricciola, vellutata di topinambur, potrei andare all’infinito con l’elenco dei piatti goduti da Necci, visto che il menu cambia tutti i giorni. Un cuoco inglese, Ben Hirst, ex-artista (inserito tra i migliori 100 chef al mondo in questo libro della Phaidon), per me una garanzia. Da qualche tempo il necci-sistema produce anche pane, olio, conserve, biscotti, tutto acquistabile sul posto. Unica pecca: troppa folla, troppi turni, va a finire che aspetti troppo, che non trovi interlocutori, ecc…un po’ di calma in più sarebbe l’ideale.

- Pigneto Quarantuno. Anche qui menu giornaliero, anche qui offerta polivalente, wine bar e ristorante. La cucina è saporita, attenta alle stagioni e ai prodotti locali. Mi piacciono tanto i lombriconi con timo e baccalà, ma anche quelli con fave e guanciale. La carta dei vini è piccola, ma non scontata. Come negli altri posti nominati, c’è sempre la fila, nei fine settimana tocca prenotare se si vogliono avere speranze, ma il personale è gentile e se ci porti gli amici non fai per niente brutta figura.

- L’infernotto. Manco da un po’ in questa enoteca che è stata forse la prima ad aprire, quella che ha lanciato la rinascita dell’isola pedonale del Pigneto. Ricordo, tra alti e bassi, piatti corretti, gustosi, curati e una bella offerta di vini e birre artigianali, tutte produzioni di qualità e consapevoli. Non potrebbe essere altrimenti, visto che il locale è frutto di una certa intellighenzia, il cuoco, infatti, è Dario Santilli, personaggio rivoluzionario e marito di Silvia Baraldini (impegnata nel servizio ai tavoli).

- Braccio. Ho scoperto da poco questo wine bar in via Braccio da Montone 3 (a due passi da Necci). L’arredamento è carino, sul trend del modernariato onnipresente oggi, il servizio un po’ distratto, ma la cucina è semplice, rassicurante, quasi di casa. Più interessanti i fuori-menu del menu stesso, ho assaggiato, nelle due volte che ci sono stata, vignarola, spaghetti con le sarde e il finocchietto, parmigiana di melanzane e spatola, tutto saporito, buono, leggero (a parte che per me chi ha in menu la spatola e non il tonno è da premiare a prescindere). Per quanto mi riguarda, ci tornerò.

- Qui se magna. Sul versante cucina romana tradizionale, una delle osterie storiche del quartiere, la più genuina, secondo me (le altre non le guardo, se no mi ricordo le notti insonni per il dopo-cena). Il tempo sembra essersi fermato nel locale, l’accoglienza è quella romana che fa sorridere. La trovate in via del Pigneto 307, nella zona dei villini, per intenderci.

- Panis Naturae. L’unico (credo) forno totalmente biologico di Roma si trova in via Romanello da Forlì 19/b. Inutile dire che i pani sono a lievitazione naturale, le farine di qualità, macinate a pietra, ecc. Peccato non capitarci più spesso.

- Opulentia. Ha aperto da qualche mese questa piccola pizzeria al taglio (in via Ascoli Piceno 44) che offre solo pizze farcite. La formula è intelligente: pizza bianca romana di alta qualità (lievitazione lunga, buona, leggera, croccante, è quella di “Serenella” in via Salaria 70) e farcitura ben curata: speck, pomodorini secchi e brie/ mozzarella, fiori di zucca e alici/ zucchine e mortadella e cosi via. Il trancio costa 4 euro, mezzo trancio 2 euro. A completare l’offerta qualche birra in bottiglia (anche artigianale) e delle insalate.

Il Pigneto è un quartiere multiculturale, quindi anche i ristoranti lo sono. Tra i miei preferiti dal punto di vista etno-world:
- Kalapà: take-away greco perennemente affollato. Caciarone, ma ottimo per la fame della tarda sera.
- Taverna Egeo:  ristorante greco, defilato dal centro del Pigneto, con una sede anche a Trastevere. Musica e balli ellenici fanno parte del folklore.
- Tiger Tandoori: la gestione e lo stile sono gli stessi di Necci, la cucina è indiana, con ottimi ingredienti e un’ attenzione alla leggerezza che mi piace tanto.

Fuori pasto. Ai margini del Pigneto c’è il Circolo degli Artisti. Per chi non lo conoscesse, il locale negli ultimi anni ha avuto un balzo enorme, grazie all’offerta di concerti varia, continua e spesso eccellente, ma anche grazie allo spazio all’aperto. Un enorme giardino in cui bere una birra, ma anche partecipare ai numerosi eventi che vi si tengono. Mi piace segnalare, nelle prossime domeniche (26 giugno, 10 e 24 luglio), Brunosacchi Sandeis, eventone domenicale, a cura di The Fooders, dedicato alla cucina romana pret-a-porter. Copincollo dal loro sito: “E’ domenica. Fa un caldo boia. Talmente caldo che non ce la fai a mangiare nulla che non sia molto fresh, molto menta, molto estivo, molto light. Al calare della notte, però, il Bruno Sacchi che è in te reclama tutt’altro: polpette, rosette, scarpette ar sugo e tante birrette“. Geni. Per me hanno vinto.

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