Vini naturali a Vinitaly: racconti dal ViViT

by • 29 marzo 2012 • VinoComments (1)3890

ViViT sta per “vigne, vignaioli e terroir” ed è la novità del Vinitaly 2012. Un salone dedicato solo a vini biologici e biodinamici di produttori italiani ed europei. Cento espositori, tutti con lo stesso piccolo banco per gli assaggi (in alcuni casi anche condiviso) e un unico obiettivo: avvicinare il grande pubblico ai vini naturali.
Di voci ufficiali sul perchè sia stato utile dedicare spazio ai vini da agricoltura biologica e biodinamica ce ne sono tante.  Io vi racconto la mia impressione, da consumatore non troppo evoluto e da visitatore spossato dalle fatiche del Vinitaly.

salone vini naturali vinitaly

uno scorcio del salone

Già entrando nel padiglione riservato le cose sembrano diverse: il bicchiere per gli assaggi viene dato singolarmente a ogni persona che entra, con la promessa (da pochi mantenuta) di restituirlo all’uscita. Con il calice mi consegnano anche un utilissimo libricino con l’elenco degli espositori e i relativi numeri delle postazioni (per capire la logica con cui sono ordinati devo chiamare John Nash). Inizio il mio percorso dai bianchi e scambio due parole con i produttori, che, con molta semplicità, mi parlano dei loro vini. Ci sono gli integralisti del biodinamico e i più moderati del biologico, ma sicuramente i punti in comune sono tanti:

  • la riduzione (o eliminazione) dei solfiti all’interno del prodotto finale; “ per evitare i mal di testa post vino” dicono in molti, convinti di fare leva su un problema comune;
  • l’impiego di fertilizzanti naturali in vigna;
  • la raccolta manuale delle uve;
  • tecniche di cantina poco invasive che mantengano l’originale sentore dell’uva;
  • piccola produzione e relativa promozione del vino affidata più al passa parola che ai canonici mezzi di comunicazione di massa.

Ho assaggiato qualche vino bianco che, non lo nego, mi ha fatto storcere il naso, ma sembra che anche questo faccia parte dell’autenticità di un vino.
Il mio bianco preferito è stato il Riesling 2004 dell’azienda svizzera Domaine De Beudon Jacques Granges di Fully : vitalità e delicatezza in un vino di otto anni, ottenuto da vigneti a 890 metri di altitudine sulla sponda destra del Rodano.
I rossi mi hanno sorpreso. Forse perchè da buona marchigiana sono abituata alle puzzette di Sangiovese e Montepulciano, o forse perchè la lavorazione di questa tipologia di vino risente meno delle rinunce che la biodiamica impone.

Sofia Pepe e Chiara De Iulis della cantina Pepe

Stefania e Chiara della cantina Vini Pepe

Così il Montepulciano D’Abruzzo dell’azienda Emidio Pepe libera tutta la sua forza aromatica in un calice rubino intenso, quasi torbido, che già preannuncia la piena struttura del vino. La cantina abruzzese, guidata dalla dinamica Stefania Pepe, produce vini da uve biologiche, seguendo i dettami della biodinamica, prima fra tutte le spremitura del mosto a piedi nudi. Il risultato può piacere o no, ma indubbiamente il Montepulciano Emidio Pepe (nome del papà di Stefania, storico vignaiolo d’Abruzzo) porta all’apice tutte le caratteristiche di quest’uva dal cuore forte e gentile.

La finezza del Calle 2008 (IGT Rosso Veronese, 100% Merlot dal cru vigna Calle) della cantina Fasoli Gino è un buon esempio per il Veneto. La Garganega  in purezza del Rosso Veronese “R” e l’ Amarone completano la bella gamma della cantina, che da anni fa vino bio, con un mercato destinato per lo più all’export.

Il premio del mio rosso naturale preferito va al Rasott Campi Taurasini dell’Azienda agricola Boccella di Castelfranci (AV). Assaggio due annate e riesco a percepire il cambiamento del vino, la naturalezza del territorio irpino, che ritrovo nelle note minerali. Il nome del vino significa “sotto casa”, come le vigne che da cinquant’anni la famiglia Boccella coltiva nel modo più naturale possibile.

taurasi cantina avellino

La Cantina Boccella

Al banco mi spiegano che raccolgono le uve a mano e fanno fermentare il mosto in acciaio senza controllo di temperatura: “Se la temperatura sale, faccio un rimontaggio in più”, mi dice Giovanni, titolare della Cantina. Affinano poi il vino in botti grandi senza filtrazioni nè chiarifiche. Il risultato è ottimo.
Ci salutiamo con una stretta di mano vera, fiera e ruvida che riassume bene lo spirito del ViViT in cui sono i vignaioli con le loro storie ad incantare quasi più dei vini che presentano.

Qui trovate l’elenco completo delle cantine che hanno partecipato al ViVit 2012.

PS: il ViVit cade a fagiolo nell’attuale panorama normativo vinicolo, dato che, da quest’anno, i vini bio potranno finalmente riportare in bottiglia la dicitura “vino biologico“, accompagnata dal logo bio dell’UE e dal numero di codice dell’ente certificatore competente. Fino ad oggi, in bottiglia, l’unica dicitura consentita era “vino ottenuto da uve coltivate biologicamente”. Questa generalizzazione ha a lungo penalizzato chi il bio lo faceva davvero, a fronte di quelli che si limitavano a comprare uve biologiche. Speriamo che questo giro di vite normativo tuteli meglio consumatori e produttori.

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One Response to Vini naturali a Vinitaly: racconti dal ViViT

  1. Vino biologico scrive:

    Oh, è stata una bellissima idea per un evento delizioso. Congratulazioni a tutti i partecipanti!

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