Olio extravergine d’oliva e qualità: a che punto siamo?

by • 12 aprile 2012 • ProdottiComments (0)2242

È trascorso quasi un anno dal mio post Olio extravergine d’oliva: degustazione, consigli e guide e ne sono passate di olive sotto i torchi… ma a che punto è l’Italia quando si parla di olio extravergine d’oliva di qualità? Consumatori e frantoiani sanno cosa significa un buon olio? Sono pronti a recepire il cambiamento? La risposta è … ma stiamo migliorando.

Cosa pensa la gente normale: uno vale l’altro

Io ho quello di mia nonna, ah no… io lo prendo dal contadino, me lo regala mio cugino che sta in campagna, al supermercato quello che costa meno: queste sono le risposte più frequenti che ho ricevuto dai miei amici quando ho chiesto loro quale olio utilizzassero in cucina.

Ma la cosa grave non questa, quanto la convinzione (fortissima in alcuni di loro) che un olio valga l’altro. Ora, niente contro l’olio del contadino; anche io lo ho a casa e lo utilizzo, ma l’olio extravergine di qualità è un’altra cosa. Ho scoperto che la maggioranza dei miei amici impiega oli che non solo non valorizzano le loro ricette, ma addirittura le rovinano.

Ma con piacere ho constatato che se assaggiano due prodotti differenti sanno riconoscere benissimo quello di qualità che – sempre citando uno di loro – è un punto di non ritorno (per fortuna!).

resoconto dal sol verona 2012

uno scorcio del SOL

Cosa pensano i produttori: c’è tanto da fare

La visita al SOL di Verona mi ha permesso di toccare con mano la realtà olivicola italiana che, a quanto pare, è in crescita del 6% rispetto al 2010. Assaggiando un po’ qui un po’ lì ho avuto modo di parlare con i produttori per capire cosa manca ancora per fare dell’olio di qualità un bene diffuso.

“La gente non sa di cosa parliamo” – mi spiega Alfredo Agostini dell’omonimo frantoio- “l’unica cosa importante è il prezzo. Vedi, io vendo il mio olio buono soprattutto all’estero; in Italia ho molti clienti tra i ristoratori, ma il mercato non è ancora pronto”. L’opinione sembra diffusa in moda trasversale e poi c’è chi come il siciliano Vincenzo Romano sostiene che “la differenza stà nell’essere un assaggiatore. Quando io ho fatto il corso anni addietro, ho capito che dovevo cambiare tutto. Chi si è adeguato come me, oggi fa prodotti di qualità; chi no continua a vedere olio scadente camuffandolo per genuino”.

C’è ancora tanto da lavorare, insomma… ma la voglia non manca e i risultati in termini di qualità da un anno all’atro sono migliorati.

Cosa pensa la stampa specializzata: più attenzione all’olio

Contestualmente al Sol il Gambero Rosso (in collaborazione con Unaprol) ha presentato la guida Oli d’Italia 2012 con 330 aziende selezionate tra le 500 recensite. Sono state il doppio (138 per precisione) rispetto all’anno scorso le aziende che hanno ottenuto le tre foglie: massimo riconoscimento della guida.

Al primo posto la Toscana con 22 Tre Foglie, seguita dalla Sicilia con 18, dal Lazio e dall’Umbria con 17, e poi la Puglia con 15, la Campania con 12,  l’Abruzzo con 9, la Liguria con 6, le Marche e la Calabria con 4, la Sardegna e il Veneto con 3, il Trentino Alto Adige, il Friuli Venezia Giulia e l’Emilia Romagna con 2, e il Molise e la Lombardia con 1. Quello dell’olio è un trend in crescita anche per la stampa specializzata che dedica al prodotto sempre più spazio e attenzione.

olio extravergine d'oliva al Sol

Cosa ne penso io: due parole

L’olio è come il vino: sono necessarie conoscenze tecniche, attrezzature ed esperienza in uliveto per ottenere un buon prodotto. Ma mentre ognuno di noi compra un buon vino in bottiglia per valorizzare una cena, quasi nessuno fa la stessa cosa per l’olio, nonostante la sua presenza in tavola sia ben più diffusa.

La strada è ancora lunga e ad abbreviarla potrebbero pensarci Ministero, regioni e consorzi accendendo un riflettore su un prodotto così importante per la valorizzazione del made in Italy.

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