Al Salone del Gusto perchè

by • 29 ottobre 2012 • cibo e culturaComments (5)3788

riso asiatico (Salone del Gusto 2012)

Il denso sabato al Salone del Gusto per me è cominciato in un regionale Milano-Torino pieno. Alcune donne parlano di Africa e orti: drizzo le orecchie, le sento lamentare una chiusura di Slow Food, per l’azione “Mille orti in Africa”, nei confronti delle associazioni che già operano con progetti agricoli in alcuni paesi africani. Gli occhi brillano, però, quando raccontano di Petrini e di un suo viaggio in Uganda. Sembra affrettato trarre conclusioni da una conversazione rubata alle 9.30 del mattino, ma io un’idea me la sono già fatta negli anni.
Slow Food è oggi un gigante, un gigante che dal cuore del Piemonte ha lentamente fatto muovere passi culturali enormi al nostro paese e al mondo intero. Mi viene un groppo alla gola dall’emozione se penso alle storie conosciute al Salone di due anni fa, o semplicemente da quando sono socia e mi interesso all’associazione. Storie di lotta e resistenza che percorrono i continenti, dalle montagne del Pamir alle rive del Douro, dalla foresta amazzonica alle campagne della Louisiana. Facce completamente diverse che testimoniano un mondo che non ha assoluta intenzione di scomparire, nonostante l’attacco degli speculatori e delle industrie, che comprano o avvelenano la terra e vanno ad attaccare l’uomo mettendo il copyright sulle basi della civiltà, i semi. Mi emoziono davanti a queste storie perchè voglio che anche i miei figli abbiano la possibilità di conoscere quel patrimonio di saperi contadini e mangiare cibo sano e buono, la stessa possibilità che ho avuto io grazie a mia madre e mia nonna e al loro attaccamento alla terra. Diventando socia ho scoperto di non essere la sola.

ricostruzione di un orto africano_la pianta del cotone (Salone del Gusto 2012)

Slow Food è oggi un gigante, dicevamo, e come tutti i giganti deve fare i conti con compromessi economici e concettuali, che i singoli associati, come me, possono non condividere. Capisco che sia un incidente di percorso, ad esempio, che nell’inserto di Repubblica di qualche giorno fa, dedicato al Salone e curato, credo, proprio da Slow Food, il racconto dei cibi che cambiano il mondo (tra cui la cola naturale) sia intervallato da un’intera pagina pubblicitaria della Coca Cola; non mi piace l’appoggio che Slow Food dà a Eataly, perchè Eataly non mi racconta niente dell’anima del cibo, i produttori: è un centro commerciale con tanto marketing, la frutta e la verdura che propone sono le stesse che trovo nella GDO e perpetua l’idea che il cosiddetto cibo di qualità sia costoso, senza dar nessuna idea al consumatore di quanto costi produrre cibo vero; non sono d’accordo con scelte che vengono fatte a livello territoriale, nelle singole condotte, forse più dettate da ragion di feudo personale, che dai principi del “buono, pulito e giusto”. Ma sono andata al Salone del Gusto.
Perchè? Perchè credo nella forza di questa grande associazione, credo in Terra Madre e nei giovani di Terra Madre, credo che il cibo possa fare la rivoluzione, credo nei singoli uomini che si impegnano per cambiare il mondo. Questo appuntamento è un’iniezione di fiducia per tenere la barra nel mio agire quotidiano, indirizzare con consapevolezza le mie scelte di consumo, cercare di fare pressione nella mia rete in questo senso.
Sono andata al Salone del Gusto per studiare, conoscere prodotti nuovi, imparare tecniche, capire chi sta lavorando su cosa e perchè, sentir parlare finalmente di economia reale e non di finanza. E non me ne frega niente degli chef che fanno le ricette con quel marchio di pasta o di farina, degli stand, dei social network o dei blog, non è questa la sede. Quando ho visto la ricostruzione dell’orto africano, ho capito che per me il Salone del Gusto è una sorta di cammino per ritrovare il senso della mia professione e, in fin dei conti, ritrovare un po’ di umanità.

volti di Terra Madre (Salone del Gusto 2012)

 

radici e biodiversità_Bangladesh (Salone del Giusto 2012)

Emmentaler presidio Slow Food_ Svizzera (Salone del Gusto 2012)

cavolo di fossa_Austria (Salone del Gusto 2012)

pescato affumicato ed essiccato_Norvegia (Salone del Gusto 2012)

tipologie di riso_ Asia (Salone del Gusto 2012)

 

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5 Responses to Al Salone del Gusto perchè

  1. agnese scrive:

    Daccordissimo con te. Io sono andata al Salone invitata da Garofalo con tutto il gruppo Gente del Fud. Sono partita di fretta, non ho avuto modo prima di informarmi bene sul Salone. Arrivata lì, sono stata catapultata nei padiglioni italiani, con i grandi stand, i banchi affollati, la gente che assaliva qualsiasi cose fosse gratuito senza nemmeno chiedere cosa fosse. Mi è venuto un gran ma di testa. Poi vagando sono arrivata all’Oval, il padiglione di Terra Madre e tutto è cambiato. Un’altra tmosfera, belle facce, gente rilassata, gentile, prodotti unici e tante lingue diverse parlate nel giro di pochi metri. Ho letteralmente lasciato da parte tutto il resto e sono rimasta tutto il tempo lì. Anche i prodotti che ho portato a casa sono tutti provenienti da questo padiglione. C’è chi dice che Slow Food con Eataly si è venduto l’anima e in parte è probabilmente vero. Ma quando vedi che da la possiblità di far conoscere certe altre realtà e certi tipi di produttori, poi ci ripensi e continui a dire che alla fine i compromessi servono se si vigliono portare avanti progetti enormi e ambiziosi. Da un lato si toglie, dall’altro si da

  2. Pina_Sozio Pina_Sozio scrive:

    Agnese, siamo in sintonia sull’argomento, io ero preparata, ero finita nello stesso vortice già due anni fa. Mi spiace non averti incontrato.

  3. laura scrive:

    sono partita da Venezia per andare al salone del gusto, ci mancavo da un po’ di anni e sono stata profondamente delusa.
    Dov’è l’uomo? qui ci sono solo affari e soldi.
    Il primo salone aveva degli stand con dei reali piccoli produttori che con l’amore per il loro lavoro, volevano a mettere a conoscenza il mondo della loro presenza ed importanza.
    Dove sono finiti?ho avuto la sensazione di trovarmi alle bancarelle della Fiera con prodotti che trovo ovunque.
    Per non parlare dello stand di eatitaly dove per uno spezzatino con 3 pezzetti di carne e 2 patate bollite servito su tavoli sporchi, mi hanno chiesto 12 € e 1 di coperto.
    Pensavo che questa organizzazione fosse nata in nome del recupero delle nostre origini e prodotti ma mi sbagliavo .
    Addio salone del gusto.Non ci torno più

  4. Enrico scrive:

    Anche per questi motivi non sono venuto a Torino, ma qualcosa di buono, come dite voi, c’è eccome!

  5. Pina_Sozio Pina_Sozio scrive:

    @Laura: io chiaramente dallo stand di Eataly non ci sono passata, ma ho notato anche io che nella zona italiana alcuni prezzi erano veramente gonfiati. Sono una ricercatrice quotidiana di quei prodotti, quindi conosco anche i prezzi a cui vengono venduti in una piazza costosa come quella di Roma (e in altre zone d’Italia) e ho notato la differenza, con dispiacere. Tutt’altro discorso, secondo me, per la parte internazionale: non so cosa ne pensi tu, ma a me sembrava che lì fosse tutto più normale e nello spirito del Salone.

    A parte questo (e la presenza di aziende che con i principi di Slow Food non c’entrano niente), per me questa è sempre un’occasione di formazione ottima, con la varietà di conferenze e laboratori che offre. Questa è la parte più trascurata del Salone del Gusto, dato che, anche per il muro di gente che si è costretti a superare, spesso non si ha nemmeno idea di quanti incontri interessanti e gratuiti ci siano in programma. Metti che io, in una sola giornata, ho seguito una conferenza sulle produzioni africane, una sulle scuole di cucina, una sul progetto delle etichette narranti e un’altra sulla cucina italo-americana.

    @Enrico: mi dispiace che tu non sia venuto, perchè qualcosa di buono c’è davvero. Purtroppo mi rendo conto che i grandi numeri portano a distorsioni davvero deludenti.

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