Erzegovina e Mostar, sapori, cultura ed emozioni

by • 4 ottobre 2013 • ItinerariComments (0)7008

Una città magica, crocevia di religioni, culture ed etnie. Una città che mostra fieramente i segni di una guerra ancora troppo vicina per essere dimenticata, che sorride al futuro e non dimentica il passato. Benvenuti a Mostar, dove oriente e occidente si incontrano in una storia millenaria.

Il mio racconto inizia dopo 8 ore di traghetto (Ancona-Spalato), cabina con aria condizionata rotta, schiamazzi notturni, valigia pesante, caldo torrido e tanta voglia di tornare a casa. All’uscita del porto, ad aspettarmi un cartello “Adriatictour” sorretto da un omone bello e grande con un’ampia camicia di lino gialla. Vi presento Adi, la nostra fantastica guida turistica. La speranza si riaccende.

la campagna bosniaca

dall’autobus, la campagna bosniaca

Due ore di autobus accompagnate da distese di frutteti, vigne, vegetazione selvaggia e poche case sparse e arriviamo a Blagaj. Per la verità non capiamo subito di essere arrivati, c’è chi teme il gusto dell’autobus, chi ipotizza un cambio d’autista, chi dorme… all’orizzonte nulla somiglia a un hotel. Quando vedo un volenteroso ragazzo trascinare la mia valigia fuori dall’autobus, potendo escludere un assalto alla diligenza, capisco che siamo giunti a destinazione. Villa Basic è un confortevole B&B lungo il corso del fiume Buma, immerso in un silenzio quasi surreale, gestito con amore dall’intera famiglia Basic.

merenda a Villa Basic (Erzegovina)

la merenda a Villa Basic con le mie compagne di viaggio

Nel loro orto il mio primo incontro con la gastronomia di questa nazione, dove melanzane, pomodori, prugne e fichi sono all’ordine del giorno. L’uva raggiunge una dolcezza possente ma è destinata interamente alla produzione della rakija perché, come spiega Adi, “i musulmani non possono bere vino, ma grappa sì”. Dalla più comune Šljivovica, ottenuta dalla distillazione delle prugne, si passa a gusti come la melagrana, il mandarino, la rosa…

Rakija artigianale al mercato di Mostar

Rakija artigianale al mercato di Mostar

frutta fresca e candita

frutta fresca e candita

Nelle campagne intorno a Mostar il sole batte forte, la frutta passita è immancabile e con essa sorridenti signore con cesti pieni di queste delizie da comprare da asporto. Ne acquisto un paio di coni e seguo il resto della comitiva alla scoperta di Počitelj, un’antica cittadina fortezza di epoca romana a pochi chilometri da Mostar.

Salendo per la tortuosa scalinata in pietra romana, vedo le cupole dell’hamam e intravedo il minareto della moschea. In Bosnia Erzegovina, più che in altre nazioni, è facile trovare segni di diverse civiltà che convivono in un mix tutto particolare di architetture e costumi. Dalla cucina alla concezione della casa, la tradizione ottomana è molto sentita.


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La visita alla casa museo Velagic Casa, nella campagna di Blagaj, è illuminate in questo senso. Qui potete trovare un complesso di case (è possibile anche soggiornarvi) costruite lungo il corso del fiume Buna con tetti in pietra e arredate secondo i canoni tradizionali bosniaci. Così non manca mai un giardino con divani, narghilè e caffè turco caldo fumante accompagnato dal locum (una gelatina di noci e zucchero).

Il rito del caffè turco

Risalendo il corso del fiume arriviamo alla sua maestosa sorgente, intorno alla quale è stato costruito un moderno agglomerato di ristoranti, negozi e locali. Nonostante la “civilizzazione”, questo resta sempre un posto straordinario dove il rumore della sorgente coccola le orecchie e la freschezza dell’acqua regala un po’di tregua dal caldo. Seduta al tavolo del Ristorante Ribji faccio la conoscenza di un ottimo prosciutto di mucca accompagnato dal peksimet, una parente non troppo lontano del nostro gnocco fritto. Adi mi invita a provare il sir iz Mijeha (formaggio nel sacco, presidio Slow Food), formaggio fresco tipico dell’Erzegovina stagionato nel sacco ottenuto dallo stomaco di pecora. Sconsigliato a chi non ama i sapori aciduli e forti, è un po’ troppo hard se servito a colazione come vuole la tradizione locale.

alla fonte di fiume Buma

Seduti alla fonte del fiume Buma

Un post dedicato servirebbe per descrivere la bellezza e l’intensità di Mostar con il suo ponte, simbolo dell’unione di due mondi (quello cristiano e quello musulmano) che hanno saputo convivere a lungo per poi farsi la guerra nelle loro stesse case. Dalle mura delle case danneggiate dai proiettili, a ruderi bombardati volutamente lasciati come memento dell’orrore, ai cimiteri costruiti dentro le mura della città (così tanti da essere oggi disposti dai cittadini come parchi urbani) sono molte le cose che parlano di questo conflitto.

Il ponte di Mostar ricostruito

E poi c’è lui, il Ponte Vecchio di Mostar, costruito dai turchi nel 1500 e distrutto dal bombardamento del 1993. Ricostruito in un solo anno e mezzo, oggi torna a sorridere ai turisti, come me, preoccupati nel guardare i tuffatori che si gettano dalle sue altezza nel corso del fiume Neretva.

Pietra in memoria della distruzione del Ponte Vecchio di Mostar

Questa foto l’ho scattata dal tavolo del Ristornate Labirint, un indirizzo consigliato se cercate panorama e qualità. I fumi del barbecue, sempre in funzione, anticipano il gusto degli immancabili cevapcici croati.

Il ponte di Mostar

prove di tuffi dal Ponte Vechhio di Mostar

Dalla Croazia alla Baklava turca, all’arabeggiante Kurm Hurmashta (biscotto di frolla ammorbidito con sciroppo di zucchero) il passo è breve, perché a Mostar convivono i principi di molte gastronomie. Un incontro di sapori, emozioni e contraddizioni che vale assolutamente la pena di vivere in prima persona.

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