Infinito Wine Festival, giro per le Marche del vino

by • 5 maggio 2014 • VinoComments (1)4287

Scampata l’alluvione della notte precedente, domenica pomeriggio (3 maggio) ho deciso di fare un’incursione all’Infinito Wine Festival di Recanati. Oltre cinquanta cantine marchigiane e tante belle novità da assaggiare. Recanati è terra maceratese, come tale, Lacrime di Morra d’Alba, Colli Maceratesi e bland di Rosso Piceno del tutto nuovi hanno attirato subito la mia attenzione.

I mie assaggi hanno preso il via con la Ribona. La DOC Colli Maceratesi Ribona prevede un uvaggio composto, almeno all’85%, dall’antico vitigno autoctono maceratino (o ribona). Offuscato dalla potenza di sua maestà il Verdicchio e dal fascino crescente del Pecorino, si parla sempre poco di quest’uva a bacca bianca storicamente maceratese.

La ribona fa parte molto probabilmente del gruppo dei Greci, antichi vitigni importati in Italia dai primi coloni della Magna Grecia. Per questo le sue caratteristiche lo distinguono chiaramente dalle altre uve locali. Tra i miei migliori assaggi, sicuramente il salino Ribona di Fontezoppa con un naso lineare dominato dalla mineralità e da lievi note agrumate. Diversa l’interpretazione della Cantina Sant’Isidoro con il Pausula, un vino più opulento, carico di frutto ma con un’acidità ben presente. Poi c’è il Monsfloris dei Tre Filari, un vino vero che sa mantenere una vena rustica che lo rende diverso dagli altri.

infinito wine festiva recanati

Ribona a parte, il mio miglior “assaggio in bianco” resta il meraviglioso Verdicchio dei Castelli di Matelica Meridia della Cantina Belisario (2010). Un vino pieno, “da masticare”, perfetto chi ha la pazienza di ascoltare un vino che si trasforma ad ogni sorso. Il Meridia è ottenuto da uve raccolte appena mature, vinificato tradizionalmente e poi surmaturato in cantina in vasche di cemento vetrificato. Un vino minerale, “lavorato dal tempo”, come si legge nella retro etichetta.

Tra le tante belle espressioni del rosso maceratese, ho trovato interessante il Rosso Piceno Baruc della cantina Ortenzi (Fermo), con un uvaggio misto: 40% sangiovese, 50% montepulciano, 10% lacrima. Un Rosso Piceno che una (come me!) del Piceno non si aspetta.

cantina ortenzi fermo

all’assaggio del Baruc delle Cantina Ortenzi

 

Notevole il biologico Ser Balduzio della Cantina Fiorano di Cossignano (AP), un Montepulciano in purezza ingentilito da un affinamento di 30-36 mesi in botti di rovere di Salvonia e affinato in bottiglia per 24 mesi. Decisamente un vino da meditazione, speziato, con sentori terziari complessi da scoprire ad ogni sorso. Da un vino da meditazione a un rosso sincero, fresco, carico di frutto, eccoci arrivati al Rosso Piceno della Tenuta la Riserva (Castel di Lama, Ap).

vino rosso biologico

credits Cantina Fiorano

Dulcis in fundo: la Vernaccia di Serrapetrona. Forse se non fosse stato per l’Infinito Wine Festival, non avrei conosciuto così facilmente lo ‘ppiccato (l’appeso) di Fattoria Duri, vino dolce ottenuto dall’appassimento di vernaccia raccolta e selezionata chicco per chicco da Dante Duri che ama seguire ogni fase della trasformazione delle sue uve. Due ettari di vigneto a San Severino Marche e una vigna di cinquant’anni sono il fulcro dei suoi vini schietti. Una dolcezza vellutata si unisce a un nerbo acido ancora evidente nel mio ultimo calice del pomeriggio, dolcissimo ricordo delle bellezze enologiche della mia regione.

ppiccato-vernaccia

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