10000 orti per cambiare il futuro dell’Africa

by • 24 ottobre 2014 • cibo e cultura, newsComments (0)2097

“Fare un orto è un atto politico. E fare un orto in Africa, lo è doppiamente. Dato che l’Africa sta vivendo una neo colonialismo a causa dell’accaparramento delle terre da parte di capitali stranieri”. Così inizia l’intervento di Carlo Petrini alla conferenza “10.000 orti in Africa”, incontro cruciale per il Terra Madre 2014 e per la Fondazione Slow Food per le biodiversità.

Dal 2010 (anno in cui il progetto è stato lanciato al Salone del Gusto in occasione del primo Terra Madre) sono già 2000 gli orti realizzati e oltre trentamila le persone occupate nella rete; l’obiettivo è arrivare a 10000 orti entro il 2016 con una conseguente moltiplicazione delle comunità agricole attive nel progetto. Un obiettivo ambizioso e difficile ma sicuramente fondamentale per risolvere i problemi dell’Africa, continente in cui tutte le contraddizioni del moderno sistema di produzione del cibo sono evidenti e pressanti. L’orto come modello di coesione e di cooperazione tra persone è un piccolo passo verso la riduzione dei conflitti che da anni massacrano l’Africa, questo suggerisce il vice ministro agli affari esteri Lapo Pistelli seduto al fianco di Carlo Petrini in questo incontro importante, eticamente e “polticamente”.

terra madre 2014

 

Non solo politica, ma anche storie di vita contadina, di amore e di dedizione, raccontate in prima persona dai rappresentati di Slow Food in Africa. Come nel caso di Jhon Cariuki, 27 anni, del Kenya che ci racconta dei 30 presìdi che segue, dei semi antichi che i contadini si sforzano di conservare e di condividere tra le diverse comunità. La sua testimonianza insieme con quella di altri giovanissimi fiduciari fa riflettere su un latro tema centrale: la leadership dei giovani africani. Lo stesso Petrini incoraggia i giovani ragazzi africani a prendere in mano il loro futuro, nel rispetto delle proprie radici e rivendicando la propria autonomia perché “è finito il tempo dei missionari”.

 
“Questo è fare politica. Questo è risolvere il problema della sovranità alimentare. E con gli orti crescerà questo movimento in maniera, io dico, anarchica. E di fronte agli orti anche un Presidente dovrà capire che è reato svendere le terre dell’Africa, perché le terre degli africani sono degli africani”, conclude in maniera incisiva Petrini tra gli applausi coloratissimi dei delegati africani che si uniscono a quelli di tutta una platea e di un disponibilissimo Steve McCurry che firma le foto del calendario “Earth Defender”, presentato da Lavazza in difesa della biodiversità.

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