Slovenia: in viaggio lungo l’Isonzo

by • 27 ottobre 2014 • Itinerari, newsComments (0)11117

foto tratta dal sito www.slovenia.info

foto tratta dal sito www.slovenia.info Se la Slovenia è la terra di passaggio tra il Mediterraneo, la Mitteleuropa e la pianura pannonica, la valle del fiume Isonzo sembra proprio un corridoio naturale tra le Alpi e il mare Adriatico. A ovest c’è il Friuli e a nord l’Austria – che in Slovenia è stata padrona di casa in passato per ben sei secoli. A sud il mare. L’Isonzo – il Soča da queste parti – nasce tra le montagne della Val di Trenta ed è per un lungo tratto un torrente limpido, ricco di forre profonde e cascate, tra paesaggi che lasciano spazio a evocazioni tolkeniane (proprio nei pressi di Boveč sono state girate scene del film “Le cronache di Narnia”). E’ una meta imperdibile per gli amanti degli sport acquatici – come rafting e hydrospeed. Il Soča è detto il fiume smeraldo e non è retorica locale. Queste acque pulite ricordano il colore dei mari tropicali (se non fosse per la temperatura glaciale!).

Da queste parti la trota marmorata si è salvata dall’estinzione. Vicino a Tolminc (Tolmino), lembo meridionale del Parco Nazionale del Triglav, le gole del Zadlašcica – tributario dell’Isonzo –  hanno costituito un ostacolo naturale all’insediamento della trota di torrente, impedendo l’ibridazione delle specie. La trota la troverete spesso nei ristoranti di zona, grigliata, o passata nella farina di grano saraceno o di mais e fritta. Al Ristorante Hiša Franko invece questo pesce si è sposato con un ripieno di foie gras ed è servito affumicato: una vera delicacy.

E’ una delle opere della chef Ana Roš che ha trasformato insieme a suo marito il ristorante di famiglia in una meta speciale per chi è in cerca di una cucina di qualità: una casa accogliente nei boschi intorno a Kobarid (Caporetto), con un bel giardino nella stagione calda. Nota ormai ben oltre i confini della Slovenia, questa bravissima cuoca propone in una sua originale rilettura i prodotti di stagione e naturalmente di questo territorio come la carne di cervo, la ricotta di alta montagna e il burro di malga, che si acquista solo salendo dai casari, o i piatti di erbe aromatiche appena staccate dall’orto che Ana e Valter curano personalmente dietro al ristorante.

Questa è zona di pascoli e di fattorie – che rappresentano anche un’ottima alternativa di soggiorno agli hotel. Il formaggio di Tolminc viene prodotto in queste piccole realtà. E’ fatto con latte di vacca crudo – senza la pastorizzazione che ridurrebbe le proprietà organolettiche del latte di malga – ed è a pasta dura, con una stagionatura che va dai sessanta giorni fino a un anno. Ha un sapore dolce lievemente piccante. La fattoria ecologica pri Lovrču, nel villaggio di montagna di Cadrg (Tolminc), è uno di questi produttori. Quattro famiglie producono insieme quindici tonnellate di formaggio l’anno, venduto qui o nei mercati di Tolmino e Lubiana. Se oltre al formaggio siete in cerca di un luogo di pace e contatto con la natura, questa comunità rurale vale lo sforzo del viaggio. La struttura offre anche alloggio e prima colazione, con la possibilità di pagare il soggiorno aiutando i proprietari nei loro lavori (per chi proprio non sa stare fermo).

štruklji di Caporetto

štruklji di Caporetto

Da queste parti la vicinanza con l’Italia si sente: nell’italiano che tutti masticano e che spesso è presente nella toponomastica, nell’imprescindibile eco storica di Kobarid (Caporetto) e naturalmente nella cucina che molto si avvicina a quella dell’Italia settentrionale. Gli štruklji, rotoli preparati con vari tipi di pasta e con un ventaglio di ripieni, cotti o bolliti, dolci o salati, si cucinano in molte parti della Slovenia e in ogni paese ne assaggerete un tipo diverso. La versione dolce può contenere noci, ricotta, uvetta e zucchero (alzi la mano chi non ha pensato allo strudel), quella salata di fagioli o formaggio fresco e noci. Proprio a Kobarid gli struklji hanno la forma di ravioli, sono bolliti in acqua salata e somigliano molto alla pasta. Ripieni di noci, uvetta e spezie sono anche detti krapci. E sempre a proposito di ravioli, a Idrija, poco più a sud-est, si preparano gli žilikrofi (fatevi coraggio e provate a memorizzare questi nomi un po’ ostici al vostro orecchio neolatino): il ripieno è di patate, zaseca (una pasta morbida a base di aglio, lardo e sale), o lardo affumicato, cipolla e spezie. Le patate sono le regine dell’altra cucina che ha influenzato la Slovenia, quella austriaca. L’altro comune denominatore è la farina di grano saraceno, nelle sue mille declinazioni (polenta, ravioli ripieni, gnocchetti o creme calde, a metà tra zuppa e purea, accompagnate dal latte).

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Sarà facile da queste montagne vedere il mare e anche arrivarvi: l’Isonzo dai 1.100 metri della Valle Trenta sfocia nell’Adriatico in soli 138 chilometri, rallentando il suo corso dopo Kanal tra le viti e gli alberi da frutto del Collio goriziano (Goriška Brdav ) in un clima che diventa mediterraneo. Qui si producono alcuni dei migliori vini della Slovenia. Duemila ettari di vigneti tappezzano le colline a perdita d’occhio, in ordinati terrazzamenti. L’ultima tappa della Soča in Slovenia è Nova Gorica (Nuova Gorizia).  Poi attraversa il confine e cambia nome per sfociare ampio nel Golfo di Trieste.

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