Alle origini della Mixology

by • 24 novembre 2014 • mixology, newsComments (0)5393

La mixology vive in questi anni un grande risorgimento. Il merito è di bartender audaci e intelligenti, che hanno saputo reinventare quella che sembrava essere una materia ingiustamente relegata a club e discoteche. Gli anni ‘70 e la disco-era sono ormai lontane, addio Sex on the Beach e Long Island Ice Tea, si torna alla naturalità (green cocktail con erbe spontanee e prodotti biologici), ai grandi classici con distillati e liquori di eccellenza (Hendrick’s Tonic in prima linea), fino ad arrivare ai cocktail molecolari. Ma facciamo un passo indietro e proviamo a capire quando e dove inizia il cammino del bere miscelato.

Pare che l’archetipo del primo cocktail debba rintracciarsi nel panch indiano (da cui la trascrizione “punch”, un composto alcolico o analcolico bevuto nei panch ball). Fu poi il colonialismo a dare un grande impulso alla storia del bere miscelato: sulle navi inglesi, l’usanza del punch indiano incontra le spezie caraibiche, i distillati e i bitter e da lì sbarca in ogni porto. Un esempio riuscitissimo è sicuramente il gin tonic, ideato dai marinai inglesi che, per rendere più appetibile il chinino (utile rimedio per la malaria), pensarono di miscelarlo con il gin.

JerryThomas_mixology

il professor Jerry Thomas

 

Nel 1803 la parola cocktail compare per la prima volta sulla carta stampata nello statunitense Farmer’s Market; il motivo della scelta semantica non è chiaro, ma è plausibile che sia dovuto alla forma a uovo dei piccoli contenitori in cui veniva servito il Sazarec, il primo cocktail ideato negli Stati Uniti d’America. Non si può parlare di bere miscelato senza nominare il professor Jerry Thomas, padre putativo della mixology e guru dei bartender di ieri e di oggi, al quale dobbiamo la codifica dei primi dieci cocktail d’America, raccolti nel 1862 nel “Bartender’s Manual”. Sempre di suo pugno la ricetta del Martinez (1877) che, di lì a poco, sarebbe diventato uno dei cocktail più celebri della storia: il Martini.

Quando esiste un divieto, infrangerlo diventa incredibilmente piacevole, ecco perché durante il Proibizionismo (1920-1933) “speak easy “e “wet week end” (così come venivano definiti) a Cuba diventano il miglior passatempo degli americani. Inizia la grande stagione dei drink caraibici, Daiquiri, Hamingway Special, Mojito, e la leggenda di locali come Bodeguita del Medio, Floridida e Sloppy Joe. Dal Proibizionismo alla Tiki Era: un periodo che si prolunga fino agli anni ’50, durante il quale locali con ambientazioni tropicali e drink con frutta e ingredienti esotici sono un ottimo rimedio per dimenticare i conflitti mondiali e far sentire le persone sempre un po’ in vacanza. Mai Tai e Pina Colada sono le creazioni del momento.

mixology e bartender italia

Tony Conigliaro

La guerra fredda e l’onnipotenza della Russia portano alla ribalta la vodka che in quegli anni vive il suo momento magico, conquistando anche il cuore di tante donne che la scelgono, perchè non lascia traccia nell’alito. Moscow Mule e Vodka Martini diventano i cocktail di tendenza e tra i più bevuti di sempre. Quello che è accaduto poi è storia moderna, dal Cosmopolitan, reso celebre da Madonna, alla rinascita londinese dei cocktail bar negli anni ‘90.

Ora è il momento di scrivere una nuova pagina e questa volta anche l’Italia sembra avere il suo posticino nella storia della mixology con nomi come Dario Comini, Dom Costa, Tony Conigliaro, Massimo D’Addezio di cui abbiamo già parlato in questo post.

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