Il pane è oro, dal “Vangelo” secondo Bottura

by • 10 febbraio 2015 • news, Ristoranti, Tendenze culinarieComments (0)1027

Inizia con una standing ovation in memoria di Stefano Bonilli l’intervento di Massimo Bottura a Identità golose 2015. La sale affollata, i flash e la voce emozionata dello chef che, quest’anno più che mai, con l’Expo alle porte, si sente investito di una carica importante: dover raggiungere le coscienze di più persone possibili per poter recapitare un messaggio importante e necessario.

La lotta allo spreco, il ritorno all’arte degli avanzi sono cruciali nel discorso di Massimo Bottura sul palco di Identità Golose. Un intervento francescano – come lo stesso chef lo definisce – non tanto nell’evidente richiamo al nome del suo locale, quanto nel senso spirituale del termine, legato alla povertà, alla semplicità e alla riflessione. Pane secco, libri e un cestino dorato della spazzatura anticipano il piatto simbolo dell’intervento: il pane è oro. Un piatto di recupero, che arriva direttamente dal ricordo infantile del consolatorio pane con latte e zucchero e parla all’anima con il linguaggio delle semplici emozioni.

massimo bottura identità golose expo

L’intervento di Bottura a Identità Golose 2015

 

Ancora il pane, con il suo profondo significato simbolico di civiltà, vita, cultura da il “la” all’idea dei passatelli in brodo (ottenuto da bucce cotte a vapore e affumicato, per ricordare la convivialità familiare di fronte al camino) con bucce di patate e topinambur. Cibo per l’anima. In questo modo lo chef modenese sente di assurgere al ruolo sociale al quale è chiamato in quanto professionista della nutrizione, questa volta intesa non solo come piacere edonistico.

In questo filone s’iscrive Food for Soul, il progetto di cucina solidale coordinato da Bottura per Expo 2015. Riciclare tutti gli avanzi dell’esposizione universale, trasformarli in piatti che possano sfamare chi di stelle Michelin non sa che farsene. Questo l’obiettivo del Refettorio Ambrosiano, uno spazio recuperato da architetti e designer di fama mondiale, gestito dalla Caritas, che potrà vantare una staffetta di chef del calibro di Ducasse, Bottura, Oldani, Uliassi, Crippa… che questa volta entrano in cucina in modo etico per “equilibrare l’esperienza del bisogno, partendo dal bisogno più radicale quello del cibo, che coinvolge nel mondo 800 milioni di persone“.

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