La Carta di Milano e il futuro (concreto) della nutrizione

by • 7 febbraio 2015 • news, opinioniComments (0)349

E’ l’Hangar Bicocca di Milano il teatro dell’Expo delle idee, evento ambiziosissimo che si propone di stilare un documento progammatico sulle politiche alimentari che saranno messe in gioco durante Expo 2015 e che, si spera, vengano poi adottate alla fine dell’esposizione. Industrie, politici, associazionismo, produttori, università, molti gli attori chiamati a discutere di tematiche alimentari: il Papa, con un videomessaggio, ha dato l’avvio alle danze., Renzi, con la presenza fisica (insieme a 6 ministri del suo governo) le concluderà. Qui comincia il processo che porterà a quello che potrebbe diventare il risultato più importante di Expo Milano: la stesura e consegna a Ban Ki Moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite, il 16 ottobre 2015, della Carta di Milano, una proposta di accordo mondiale per garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti.

Un fattore di confusione, ma solo per i giornalisti italiani, il nome: la Carta di Milano è una delle carte deontologiche dei professionisti per garantire il rispetto di detenuti e soggetti bisognosi di particolari tutele nell’informazione. Ma tant’è, a parte l’omonimia, tra le tavole rotonde che aprono oggi i lavori, le proposte del Protocollo di Milano, quelle che da più tempo sono in cantiere. Lanciato nel 2013 dal Forum Internazionale del Barilla Center for Food and Nutrition, chiede ai cittadini (attraverso il sito) di partecipare alla definizione del protocollo, per arrivare a tre obiettivi: promuovere stili di vita sani e combattere l’obesità, promuovere l’agricoltura sostenibile, ridurre lo spreco di cibo del 50% entro il 2020. Tra i suoi firmatari anche Jamie Oliver, con la sua Food Foundation, secondo cui il diritto di ognuno a ricevere una corretta educazione alimentare, può avverarsi solo se  “rettifichiamo la confusione in cui oggi si trova il sistema alimentare globale”.
In diretta 42 tavoli, 4 aree tematiche (dimensioni dello sviluppo tra equità e sostenibilità; cultura del cibo – energia per vivere insieme; agricoltura, alimenti e salute per un futuro sostenibile; città umana futuri possibili tra smart e slow city’). C’è anche la ristorazione, quella del futuro, al sedicesimo tavolo, coordinato da Paolo Marchi, fondatore di Identità Golose, il congresso italiano di cucina d’autore che prende il via da domani, sempre a Milano.
Sarà la Carta di Milano un fattore concreto di miglioramento per la cultura alimentare mondiale o saranno sempre le solite e belle parole? Speriamo sia di insegnamento l’esperienza di Kyoto, con quel protocollo sul riscaldamento globale che ci mise 8 anni per essere ratificato da tutti i paesi.

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